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Come Rispondere a un Sollecito di Pagamento

Ricevere un sollecito di pagamento non è mai piacevole. Può arrivare via mail, per posta, tramite PEC o persino con una telefonata. In ogni caso, si tratta di una comunicazione con cui qualcuno ti ricorda che, secondo i suoi conteggi, esiste una somma scaduta che non è stata ancora pagata. Il soggetto che invia il sollecito può essere un fornitore, un professionista, il proprietario di casa, una banca, una società di servizi, un ente pubblico o una società di recupero crediti incaricata da uno di questi.

Il sollecito non è ancora un atto giudiziario nel senso stretto del termine, ma è spesso il passo che precede azioni più formali, come l’invio di una messa in mora o, nei casi peggiori, un ricorso per decreto ingiuntivo. Per questo è importante prenderlo sul serio e non considerarlo come una semplice “seccatura”, soprattutto se la somma è consistente o la controparte è un soggetto strutturato.

Capire bene che cos’è il sollecito, chi lo manda, a che cosa si riferisce e quali sono i tempi in gioco ti aiuta a scegliere la risposta più opportuna, evitando sia l’errore di ignorarlo sia la reazione impulsiva e poco ponderata.

Contents

  • 1 Perché non bisogna ignorare un sollecito
  • 2 Verificare i dati del sollecito e la fondatezza della richiesta
  • 3 Distinguere tra debito certo, debito dubbio e richiesta infondata
  • 4 Scegliere il canale di risposta
  • 5 Come rispondere se riconosci il debito
  • 6 Come rispondere se il debito è dubbio o se ci sono contestazioni
  • 7 Come rispondere se ritieni la richiesta infondata
  • 8 Il tono della risposta e l’importanza della forma
  • 9 Quando è opportuno farsi assistere da un professionista
  • 10 Conservare tutta la documentazione e monitorare gli sviluppi

Perché non bisogna ignorare un sollecito

La prima regola, quasi sempre valida, è che non conviene ignorare un sollecito di pagamento. Anche se ritieni che la richiesta sia infondata, esagerata o magari riferita a un rapporto ormai chiuso, il silenzio raramente ti avvantaggia. Al contrario, chi sollecita potrebbe interpretarlo come mancanza di volontà di collaborare e decidere di passare a strumenti più aggressivi.

Rispondere non significa ammettere automaticamente il debito. Significa invece mostrare che hai preso atto della comunicazione e che intendi chiarire la situazione, chiedendo documenti, spiegazioni o verifiche. Una breve risposta, anche provvisoria, permette spesso di stemperare la tensione e guadagnare tempo per fare i controlli necessari.

Inoltre, una risposta scritta ti consente di fissare una traccia del tuo punto di vista. Se in futuro dovesse nascere un contenzioso, potrai dimostrare di avere sollevato per tempo contestazioni, richieste di chiarimento o eccezioni, invece di essere rimasto inerte.

Verificare i dati del sollecito e la fondatezza della richiesta

Prima di prendere carta e penna, o di scrivere una mail, è fondamentale leggere con calma il sollecito e raccogliere tutte le informazioni in tuo possesso. Devi capire a quale fattura, contratto o rapporto si riferisce, qual è l’importo richiesto, da quanto tempo, in teoria, la somma sarebbe scaduta e quali eventuali interessi o spese vengono già indicati.

Se si tratta di una fattura che conosci, controlla se effettivamente non è stata pagata o se magari il pagamento è avvenuto con un ritardo non registrato. A volte gli errori nascono da bonifici eseguiti con causali poco chiare, da pagamenti parziali o da registrazioni contabili non aggiornate. Verifica sul conto corrente o nelle ricevute se esistono movimenti che corrispondono alla cifra e alla data indicata.

Se il sollecito riguarda un servizio contestato, un lavoro mal eseguito, un affitto già risolto o vicende simili, può darsi che tu abbia già inviato in passato reclami, richieste di correzione o altre comunicazioni. Riprendi questi documenti e tienili a portata di mano: è probabile che ti serviranno per formulare la tua risposta.

Ci sono casi in cui il sollecito arriva come una sorpresa totale, perché non riconosci né il creditore né la natura del debito. In queste situazioni è ancora più importante non correre a pagare, ma chiedere prima spiegazioni dettagliate.

Distinguere tra debito certo, debito dubbio e richiesta infondata

Dopo una prima verifica, puoi di solito collocare la richiesta in una di tre categorie fondamentali. Nel primo caso rientrano i debiti che riconosci come legittimi e che sai di dover pagare. Per esempio, una fattura per un lavoro fatto, che avevi semplicemente dimenticato, o una bolletta effettivamente scaduta.

Nel secondo caso ci sono le situazioni dubbie, in cui la controparte ha un titolo a chiedere qualcosa, ma importo o condizioni non ti convincono fino in fondo. È il caso di fatture che reputi gonfiate, servizi non resi completamente, spese condominiali di cui non hai ancora il dettaglio.

Nel terzo, ci sono le richieste che ti appaiono chiaramente infondate: debiti già pagati in passato, somme riferite a contratti mai sottoscritti o già risolti da tempo, magari addirittura richieste cadute in prescrizione.

Per ciascuna di queste categorie la risposta da dare al sollecito sarà diversa: più orientata alla proposta di pagamento e all’accordo nel primo caso, più improntata al chiarimento e alla negoziazione nel secondo, più ferma nel contestare e chiedere documentazione nel terzo.

Scegliere il canale di risposta

Il modo in cui rispondi ha la sua importanza. Se il sollecito ti è arrivato via email semplice per un importo contenuto e con un rapporto di fiducia preesistente (ad esempio un artigiano con cui hai rapporti), una risposta via mail può essere sufficiente.

Se invece si tratta di somme rilevanti, di rapporti formali o di soggetti particolarmente strutturati (banche, compagnie telefoniche, società di servizi), è consigliabile usare strumenti che garantiscano la tracciabilità, come la PEC o la raccomandata con ricevuta di ritorno. In questo modo avrai la prova dell’invio, della data e del contenuto della tua risposta.

Anche per una telefonata iniziale di chiarimento, utile per capire meglio la situazione, è bene poi confermare per iscritto quanto emerso, soprattutto se concordi qualcosa di importante, come un piano di rientro, uno sconto o una sospensione dei solleciti.

Come rispondere se riconosci il debito

Quando, dopo le verifiche, ti rendi conto che il debito è legittimo e non vi sono contestazioni sostanziali da fare, la risposta più efficace è semplice e diretta. È opportuno confermare di avere ricevuto il sollecito, riconoscere il debito e indicare chiaramente come e quando intendi pagare.

Se puoi pagare immediatamente, puoi comunicare che provvederai al saldo entro una certa data ravvicinata, indicando la modalità di pagamento che utilizzerai. Una volta effettuato il pagamento, è buona norma trasmettere la contabile o il riferimento del bonifico, in modo che il creditore possa aggiornare rapidamente le sue registrazioni.

Se invece non puoi saldare subito l’intero importo, puoi proporre un piano di pagamento rateale. In tal caso è importante essere realistici: meglio concordare poche rate che sei sicuro di riuscire a rispettare piuttosto che tanti piccoli pagamenti che potrebbero saltare. Nella risposta puoi motivare la richiesta con la tua situazione attuale, sempre mantenendo un tono corretto e collaborativo. Molti creditori preferiscono un piano di rientro concordato a un conflitto.

Come rispondere se il debito è dubbio o se ci sono contestazioni

Quando ritieni che la richiesta sia solo parzialmente fondata o che ci siano aspetti da chiarire, la risposta deve essere più articolata. In questi casi è utile indicare che hai ricevuto il sollecito, ma che intendi avere maggiori dettagli prima di procedere a qualsiasi pagamento.

Puoi chiedere esplicitamente copia delle fatture contestate, dei contratti sottostanti, del dettaglio delle spese o di eventuali conteggi di interessi e sanzioni. Se hai già inviato reclami o comunicazioni in passato, è opportuno richiamarli nella risposta, magari allegando di nuovo copia delle email o delle lettere.

Se ritieni che una parte del debito sia corretta e un’altra no, puoi dirlo chiaramente, spiegando che saresti disposto a saldare la parte non contestata e proponendo una discussione sulla parte residua. Questo mostra buona volontà, ma allo stesso tempo ti tutela rispetto a somme che ritieni indeterminate o errate.

È importante essere specifici: indicare date, numeri di fattura, riferimenti di contratto. Una contestazione generica del tipo “non sono d’accordo” è meno efficace di una risposta in cui spieghi che, per esempio, ritieni non dovuti determinati costi perché il servizio non è stato reso o perché una clausola non è mai stata accettata.

Come rispondere se ritieni la richiesta infondata

Quando sei convinto che il debito non esista, perché hai già pagato o perché non hai mai avuto quel tipo di rapporto con il soggetto che ti sollecita, la risposta deve essere ferma ma sempre educata.

In questi casi è fondamentale indicare chiaramente i motivi della tua posizione. Se il debito è già stato saldato, puoi allegare la prova del pagamento. Questo può essere un bonifico, una ricevuta, uno scontrino o un estratto conto.

Se ritieni che il sollecito derivi da un errore di omonimia, da un contratto mai sottoscritto o da un servizio mai richiesto, devi dirlo in modo esplicito, invitando la controparte a verificare i propri archivi e a correggere i dati.

In alcune situazioni, soprattutto quando la richiesta arriva dopo molti anni da un presunto mancato pagamento, può entrare in gioco anche la prescrizione. La disciplina della prescrizione dipende dal tipo di credito e dai termini previsti dalla legge. Prima di opporla, è consigliabile confrontarsi con un professionista o con un’associazione di consumatori, per verificare se è effettivamente maturata.

In ogni caso, una risposta scritta in cui contesti in modo chiaro e motivato il debito è un tassello importante della tua difesa, nel caso la questione dovesse proseguire.

Il tono della risposta e l’importanza della forma

Indipendentemente dal contenuto, il tono della risposta è importante. Anche in presenza di richieste che percepisci come ingiuste, aggressive o scorrette, mantenere un linguaggio equilibrato e professionale ti aiuta a essere credibile e a facilitare il dialogo.

Evitare insulti, minacce o affermazioni avventate è sempre una buona idea. È preferibile concentrarsi sui fatti, sui documenti e sulle ragioni della tua posizione. Nella scrittura, cerca di essere chiaro, sintetico e preciso.

Inserire data, riferimenti al sollecito ricevuto, identificare la controparte correttamente e firmare la comunicazione chiude il cerchio, rendendo la risposta un documento ordinato e facilmente comprensibile anche a distanza di tempo.

Quando è opportuno farsi assistere da un professionista

Ci sono situazioni in cui una semplice risposta fai da te può non essere sufficiente. Se il sollecito riguarda importi molto elevati, se è collegato a rapporti complessi (mutui, finanziamenti, forniture aziendali rilevanti) o se proviene da studi legali che minacciano azioni giudiziarie, può essere opportuno rivolgersi a un avvocato o a un’associazione di consumatori.

Un professionista può aiutarti a valutare la fondatezza della richiesta, a capire quali rischi corri se non paghi, a impostare una risposta adeguata e, se necessario, a negoziare un accordo o a difenderti in giudizio.

Lo stesso vale se ritieni che, dietro il sollecito, ci siano pratiche scorrette di recupero crediti, come pressioni eccessive, telefonate ripetute a orari impropri o minacce infondate. In questi casi è importante conoscere i tuoi diritti e, se il comportamento della controparte è illegittimo, segnalarlo alle autorità competenti.

Conservare tutta la documentazione e monitorare gli sviluppi

Dopo avere risposto al sollecito, non significa che tutto sia necessariamente finito. È importante tenere un fascicolo, anche semplice, con il sollecito ricevuto, la tua risposta, eventuale documentazione allegata e le prove dei pagamenti fatti.

Questo ti permette, se in futuro dovesse arrivare un nuovo sollecito o un atto più formale, di ricostruire rapidamente la storia e di mostrare che non sei rimasto passivo.

Monitorare gli sviluppi significa anche verificare se, dopo la tua risposta, il creditore conferma, integra, corregge o ritira la richiesta. In molti casi un confronto scritto ben impostato porta a chiarire equivoci, a chiudere posizioni marginali o a trovare soluzioni rateali sostenibili.

Rispondere a un sollecito di pagamento con consapevolezza, metodo e calma, insomma, non è solo un obbligo di cortesia: è uno strumento concreto di autotutela, che ti aiuta a gestire i debiti reali in maniera sostenibile e a respingere, quando necessario, le richieste infondate.

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