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Officina Temporanea

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Come Scrivere un Accordo di Nulla a Pretendere

Un accordo di nulla a pretendere è un documento con cui una parte dichiara di non avere più alcuna pretesa economica o di altro tipo nei confronti dell’altra, relativamente a un determinato rapporto o a specifiche vicende. In pratica è una dichiarazione di quietanza rafforzata: non solo si attesta di avere ricevuto quanto dovuto, ma si afferma anche che, per quella determinata situazione, non si avanzeranno ulteriori richieste in futuro.

Si usa in molti contesti diversi. In ambito lavorativo, ad esempio, quando si chiude un rapporto di lavoro e il dipendente, dopo avere ricevuto tutte le competenze, firma un documento in cui dichiara di non avere altro a pretendere. In ambito locatizio, quando l’inquilino lascia l’immobile, salda le ultime spese e il locatore restituisce il deposito cauzionale, spesso si firma un nulla a pretendere per chiudere i conti. Si trova anche in caso di restituzione di somme, di definizione di controversie tra privati, di saldo di forniture e prestazioni professionali.

È uno strumento semplice ma delicato. Sottoscriverlo alla leggera può comportare la rinuncia a diritti non pienamente compresi. Per questo, capire bene come strutturarlo e in quali limiti usarlo è essenziale, e in molti casi è opportuno farsi assistere da un professionista.

Contents

  • 1 Definire l’oggetto dell’accordo in modo preciso
  • 2 Identificare correttamente le parti
  • 3 Struttura di base di un accordo di nulla a pretendere
  • 4 Formulare la clausola di nulla a pretendere
  • 5 Gestire eventuali pagamenti o prestazioni contestuali
  • 6 Forma, firme e prova dell’accordo
  • 7 Inserire eventuali clausole di salvaguardia
  • 8 Valutare quando è necessario il supporto di un professionista
  • 9 Conservare l’accordo e monitorarne gli effetti nel tempo

Definire l’oggetto dell’accordo in modo preciso

Il cuore dell’accordo di nulla a pretendere è la sua “portata”, cioè il perimetro entro cui la parte dichiara di non avere più alcuna pretesa. È l’aspetto più importante da curare in fase di scrittura.

Un errore molto comune è usare formule vaghe come “non avrò più nulla a pretendere per qualsiasi ragione” senza specificare a che cosa si riferisce questa rinuncia. In linea di principio è più prudente indicare in modo chiaro il rapporto o l’episodio cui l’accordo si riferisce. Ad esempio, si può collegare il nulla a pretendere alla chiusura di un contratto di lavoro, di locazione, a una certa fattura o a una specifica contestazione.

Più l’oggetto è definito, più è chiaro per tutti cosa si sta chiudendo. Se l’intenzione delle parti è chiudere ogni rapporto passato e futuro, lo si può indicare espressamente, ma è un passo importante che va assunto con piena consapevolezza, perché riduce notevolmente lo spazio per rivendicazioni successive.

In pratica, è utile descrivere brevemente il rapporto sottostante, indicare eventuali contratti, lettere o accordi precedenti e specificare che il nulla a pretendere riguarda proprio quel rapporto e le conseguenze che ne derivano.

Identificare correttamente le parti

Un accordo, per essere serio e utilizzabile, deve dire con precisione chi sono i soggetti coinvolti. All’inizio del documento è opportuno riportare i dati identificativi completi. Per una persona fisica si indicano nome, cognome, data e luogo di nascita, codice fiscale, residenza. Per una società o un’impresa si indicano denominazione sociale, forma giuridica, sede, codice fiscale e partita IVA, eventualmente il nome del legale rappresentante o della persona che firma per conto dell’ente, con il relativo titolo (amministratore, procuratore, ecc.).

La corretta identificazione delle parti aiuta a evitare contestazioni su chi abbia effettivamente rilasciato la dichiarazione. Se la firma viene apposta da un delegato o da un procuratore, è opportuno fare riferimento anche all’atto che conferisce i poteri di rappresentanza, per rendere chiaro che l’accordo è stato firmato da chi aveva titolo per farlo.

Struttura di base di un accordo di nulla a pretendere

Nonostante non esista un formato rigido, di solito un accordo di nulla a pretendere segue uno schema abbastanza riconoscibile. Dopo l’indicazione del luogo e della data e l’identificazione delle parti, si inseriscono i riferimenti al rapporto sottostante.

Si descrive, ad esempio, che tra le parti è intercorso un contratto o un rapporto di lavoro, di locazione, di fornitura o altro, specificando l’arco temporale e gli estremi, come la data del contratto e eventuali modifiche. Poi si richiama l’avvenuto pagamento o la prestazione che ha portato alla chiusura del rapporto, ad esempio la corresponsione di una certa somma, la restituzione di un bene, il pagamento di tutte le competenze maturate.

A questo punto si inserisce la clausola centrale: la dichiarazione di non avere più nulla a pretendere. La formula più frequente è che una parte, “presa visione di quanto ricevuto e di quanto definito con il presente accordo, dichiara di non avere nient’altro a pretendere, per qualsiasi titolo, diritto o ragione, nei confronti dell’altra parte in relazione al rapporto descritto”. È importante collegare chiaramente la dichiarazione all’oggetto del rapporto, come spiegato prima.

Infine si possono inserire eventuali clausole aggiuntive, ad esempio sull’obbligo di mantenere riservate le condizioni, sulla rinuncia a promuovere contenziosi o sulla ripartizione di eventuali spese connesse alla formalizzazione dell’accordo.

Formulare la clausola di nulla a pretendere

La clausola centrale merita un’attenzione particolare nella stesura. Il suo scopo è mettere per iscritto che, rispetto a ciò che è stato regolato con l’accordo, la parte rinunciante considera chiusa ogni posizione.

Una formulazione tipica, in linguaggio semplice, potrebbe essere: “Il Sig. …, come sopra identificato, dichiara di avere ricevuto quanto dovuto a qualsiasi titolo in relazione al rapporto di cui in premessa e di non avere, pertanto, altro a pretendere, per alcuna causa o ragione, nei confronti della società …”.

Si può rafforzare questo concetto con l’espressione “rinuncia espressamente a qualsiasi ulteriore richiesta, azione o pretesa, anche futura, derivante da tale rapporto”. È una formula ampia, che non lascia spazio a dubbi sull’intenzione di chiudere ogni rivendicazione.

Tuttavia, occorre fare attenzione ai limiti di legge. Alcuni diritti, per loro natura, non possono essere validamente rinunciati preventivamente o se la rinuncia non è libera e consapevole. Pensa al caso di diritti del lavoratore che, secondo la normativa, possono essere oggetto di rinuncia solo in ambiti particolari (sede sindacale, sede protetta, conciliazioni ex art. 2113 c.c.). In questi casi, un accordo di nulla a pretendere firmato “in autonomia” potrebbe non essere sufficiente a chiudere veramente tutte le questioni.

Per questo, in ambito lavorativo o in situazioni delicate, è consigliabile non affidarsi a facsimili generici e, se necessario, seguire le procedure di conciliazione previste dalla legge, in cui l’accordo viene certificato da un organismo terzo.

Gestire eventuali pagamenti o prestazioni contestuali

Spesso l’accordo di nulla a pretendere è legato a un pagamento finale o a una prestazione di chiusura, come la restituzione di una cauzione, il pagamento di un saldo, la consegna di un bene. È utile che il documento indichi chiaramente queste operazioni e le colleghi alla rinuncia.

Si può, ad esempio, scrivere che una parte ha corrisposto all’altra, alla data del documento, una somma a saldo e stralcio di tutte le competenze maturate, indicando l’importo, la modalità di pagamento (bonifico, assegno, contanti, altro) e, se possibile, gli estremi. Subito dopo si inserisce la dichiarazione che tale pagamento estingue ogni credito derivante da quel rapporto.

In alcune situazioni la formula “a saldo e stralcio” ha una valenza particolare, perché indica che le parti hanno concordato un importo diverso da quello originariamente dovuto, accettando reciprocamente di chiudere ogni residuo. È tipica nei casi di definizione di debiti o di contenziosi in cui si trova un compromesso economico.

Qualunque sia la formula scelta, l’importante è che il collegamento tra ciò che si dà e la rinuncia a future pretese sia chiaro in modo da evitare, in seguito, discussioni su cosa fosse coperto da quell’accordo.

Forma, firme e prova dell’accordo

Dal punto di vista formale, un accordo di nulla a pretendere può essere redatto come scrittura privata semplice, cioè un documento scritto e firmato dalle parti, senza particolari solenni condizioni. In molti casi è più che sufficiente, soprattutto se riguarda rapporti tra privati su somme modeste.

È però sempre opportuno che il documento venga firmato in originale da tutti i soggetti coinvolti, possibilmente in più copie, ognuna per ciascuna parte. La firma va apposta in calce e, se il testo è composto da più pagine, è buona prassi far apporre un segno o una sigla su ogni pagina, per evitare contestazioni di integrità.

Per rinforzare la prova della data e del contenuto, si possono adottare accorgimenti ulteriori. Ad esempio, si può scambiare il documento tramite raccomandata, farlo autenticare da un notaio o allegarlo a una comunicazione PEC, in modo che resti traccia certa del momento in cui è stato sottoscritto. Queste cautele diventano più importanti quando in gioco ci sono somme elevate o rapporti complessi.

Nel caso di accordi collegati a diritti reali su immobili, o comunque a trasferimenti di proprietà immobiliare, è invece necessario il coinvolgimento del notaio, perché la legge richiede la forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata per la validità e per la trascrivibilità nei registri immobiliari.

Inserire eventuali clausole di salvaguardia

In alcuni casi può essere utile prevedere clausole che limitino o condizionino il nulla a pretendere. Ad esempio, si può specificare che la rinuncia alle pretese è subordinata al buon fine di un pagamento, o alla restituzione effettiva di un bene in determinate condizioni.

Si può anche inserire una clausola per cui restano salvi alcuni diritti specifici, che le parti non intendono considerare rinunciati. Per esempio, si può prevedere che, pur dichiarando di non avere nulla a pretendere sul rapporto di locazione concluso, restano in piedi eventuali diritti relativi a danni occulti scoperti successivamente entro un certo termine.

Si tratta di aggiustamenti che richiedono una certa consapevolezza giuridica, perché un nulla a pretendere troppo generico può essere rischioso per il dichiarante, ma un documento eccessivamente pieno di eccezioni può non raggiungere lo scopo di chiudere le pendenze. È un equilibrio da trovare caso per caso.

Valutare quando è necessario il supporto di un professionista

Scrivere un semplice nulla a pretendere per un piccolo rimborso tra privati o la restituzione di un deposito cauzionale modesto può essere alla portata di molti, con le dovute cautele. Tuttavia, quando l’accordo riguarda cifre rilevanti, rapporti complessi o ambiti giuridici delicati (come il lavoro, le successioni, le società), farsi assistere da un avvocato o da un notaio è spesso la scelta più prudente.

Un professionista può aiutarti a capire se la formula che hai in mente è effettivamente idonea a chiudere tutte le questioni, se è in linea con la legge, se rispetta eventuali vincoli di inderogabilità di diritti e se non ti espone a sorprese future.

La guida qui proposta ha valore orientativo e non sostituisce una consulenza legale personalizzata. Ogni situazione concreta può presentare sfumature che rendono inopportuna una rinuncia generalizzata o richiedono strumenti diversi dal semplice nulla a pretendere, come vere e proprie transazioni, rinunce processuali o atti pubblico-notarili.

Conservare l’accordo e monitorarne gli effetti nel tempo

Una volta firmato l’accordo di nulla a pretendere, è importante conservarne copia in un luogo sicuro insieme agli altri documenti relativi al rapporto. Dal punto di vista pratico, è il “pezzo di carta” che dimostra, in caso di contestazioni future, che una parte aveva dichiarato di non avere più nulla da chiedere.

Se l’accordo è collegato a adempimenti successivi, come pagamenti rateali di saldo e stralcio, è utile annotare le date in cui tali adempimenti vengono completati, conservando prove dei bonifici o dei pagamenti, in modo da poter dimostrare di avere rispettato gli impegni che hanno portato alla rinuncia.

Con il passare del tempo, è raro che un nulla a pretendere ben scritto e condiviso generi problemi. Se però ti accorgi che, nonostante l’accordo, emergono situazioni non contemplate o nuove questioni, è opportuno affrontarle con la stessa trasparenza, valutando se sia il caso di definire anche quelle con nuovi accordi o con interventi diversi.

Scrivere un accordo di nulla a pretendere con attenzione significa, in definitiva, costruire una chiusura ordinata di un pezzo di rapporto, in modo che tutti sappiano cosa è stato definito, cosa non lo è e quali impegni reciprocamente non esistono più. È uno strumento semplice, ma proprio per questo va maneggiato con attenzione.

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